Posted by: giubot | Dicembre 15, 2007

Anno 2050, India sorpassa Usa e Cina

Fonte: Repubblica 

Il sorpasso della Cina sugli Stati Uniti è fissato tra soli 28 anni, nel 2035. Poi nel 2050 sarà l’India a superare l’economia americana agganciando quella cinese. A quel punto la gara tra i due giganti asiatici potrà dare un esito sorprendente.

Per non aver saputo controllare il boom delle nascite, è l’India ad avere una marcia in più: la forza lavoro più giovane del mondo. Lo scenario elaborato dalla banca Goldman Sachs domina l’attenzione del World Economic Forum. “Shifting Power”, lo spostamento del potere, è il titolo di questa edizione del summit di Davos. I leader del capitalismo globale riuniti in Svizzera concordano sulla direzione di marcia: lo spostamento del potere è dagli Stati Uniti verso Cindia. Le dinamiche della competitività e la forza della demografia giocano in favore dell’Asia. Il declino americano - secondo gli studiosi di storia imperiale Paul Kennedy e Nial Ferguson - sarà accelerato dai costi di una presenza politico-militare troppo dilatata. Ma se quasi nessuno mette in dubbio il crepuscolo dell’Occidente, si profila all’orizzonte una nuova sfida per il primato mondiale, tra Cina e India. A breve termine i numeri promuovono Pechino: crescita del Pil, produttività, esportazioni, attrazione degli investimenti esteri.

Ma in pochi decenni l’equazione può essere sovvertita dalla demografia. Il successo della Repubblica popolare nel controllare le nascite - con la politica del figlio unico - ha un costo inevitabile. “Per il rapido invecchiamento della sua popolazione - rivela il rapporto Goldman Sachs - la Cina già oggi assomiglia ai paesi ricchi nella sua struttura generazionale. In meno di 20 anni la popolazione cinese sarà più vecchia di quella americana”. A Davos Min Zhu, vicepresidente della Bank of China, spiega che la Cina oggi risparmia il 50% del suo Prodotto interno lordo e accumula 1.000 miliardi di dollari di riserve valutarie proprio perché è obbligata a preparare lo choc economico dell’invecchiamento. Nei prossimi vent’anni la popolazione cinese sarà cresciuta di altri 150 milioni, raggiungendo il miliardo e mezzo, ma l’incremento sarà concentrato nelle generazioni anziane.

L’India avrà 300 milioni di abitanti in più, arrivando anche lei a quota 1,5 miliardi, ma l’aumento sarà quasi tutto di giovani. Quando la Cina dovrà consacrare risorse crescenti al sistema previdenziale, la forza lavoro indiana sarà ancora nel fiore della giovinezza.

“Oggi l’India ha 200 milioni di giovani fra i 15 e i 24 anni di età, cioè più dell’intera popolazione del Brasile - dice il demografo dell’università di Harvard David Bloom - e il 70% dei suoi abitanti hanno meno di 35 anni”. “Siamo esattamente complementari ai vostri paesi ricchi - commenta il presidente della Confindustria indiana Seshasayee - perché abbiamo la risorsa che a voi mancherà di più: una sovrabbondanza di giovani competitivi, motivati, entusiasti e pieni di fiducia nel futuro”.

Per mezzo secolo l’India avrà il vantaggio di essere il colosso più giovane del pianeta. Naturalmente questa risorsa comporta anche responsabilità e rischi. Samuel Huntington, il teorico del “conflitto di civiltà”, ha osservato che le società con una elevata proporzione di giovani sono più facilmente soggette a conflitti sociali violenti. “La chiave - dice il presidente della Confindustria indiana - è se riusciremo a offrire un’istruzione adeguata a tutti. La fama mondiale dei nostri Politecnici non deve illudere: le università d’eccellenza in India formano una élite straordinaria ma è una minoranza. L’insieme del nostro sistema scolastico non è a quei livelli, tutt’altro. Gran parte delle scuole pubbliche sono mediocri, e solo il 10% dei ragazzi arrivano alla media superiore”.

Il modello di sviluppo cinese fondato sull’industria è più efficace quando si tratta di assorbire sul mercato del lavoro i 20 milioni di contadini che ogni anno emigrano nelle città. La punta avanzata della competitività indiana è nei servizi, in particolare il settore del software informatico: un settore modernissimo, ma che non può da solo risolvere il problema dell’occupazione per un paese di queste dimensioni. Il settore dei servizi impiega 107 milioni di persone, la manodopera indiana supera abbondantemente il mezzo miliardo. Ingegneri e programmatori nell’information technology sono appena lo 0,1% della forza lavoro. “Anche se continuerà il flusso di delocalizzazioni dal resto del mondo verso l’informatica indiana - prevede la Goldman Sachs - al massimo creerà cinque milioni di posti in un decennio”.

La sfida indiana richiede altri sforzi: investimenti nell’istruzione, nelle infrastrutture, una liberalizzazione più spinta per attirare investimenti esteri, flessibilità del mercato del lavoro e riduzione dei lacci burocratici. Per sorpassare la Cina, l’India dovrà assomigliarle un po’ di più: nella modernità di autostrade e aeroporti, nello sviluppo manifatturiero, nell’apertura ai mercati globali. Montek Ahluwalia, presidente della commissione Pianificazione di New Delhi, ammette che anche nella politica delle nascite gli càpita di invidiare un po’ la Cina: “Non dico che vorrei la regola del figlio unico, ma non mi dispiacerebbe avere una media di due figli per coppia.

Il fatto è che noi, a differenza della Cina, queste scelte non possiamo imporle alle famiglie. Sono i limiti della democrazia. La riduzione della natalità da noi avviene lentamente, con l’evoluzione del costume, l’urbanizzazione, l’istruzione delle donne”. I demografi e gli economisti lo rassicurano: in questo caso la democrazia ha regalato all’India un vantaggio competitivo sul suo grande vicino.

Se ai 3.000.000 di stranieri presenti in Italia nel 2005 aggiungiamo i 150.000 per anno ipotizzati da Istat, nel 2050 gli stranieri saranno 12.000.000 che - sui 56.000.000 previsti sempre da Istat - costituiranno il 21% della popolazione. Ovviamente la percentuale è destinata a salire se il flusso migratorio aumentasse oltre i 150.000 annui, tenendo conto che la componente autoctona non è in grado di aumentare a quei ritmi.

Fonti ONU calcolano che per mantenere l’attuale rapporto lavoratori / popolazione, dovremmo triplicare il flusso migratorio. Se ciò avvenisse a partire dal 2010, allora nel  2050 gli stranieri sarebbero 17.000.000 su una popolazione di circa 60.000.000, pari quindi a circa il 30%.

Stando nel mezzo tra l’ipotesi minima di flusso uguale ad oggi e flusso necessario per mantenere l’attuale rapporto lavoratori / popolazione,  possiamo ipotizzare nel 2050 la presenza di 15.000.000 su 58.000.000, pari al 25%, cioè uno su quattro.

Posted by: giubot | Dicembre 15, 2007

Nel 2050 a scuola più stranieri che italiani

Fonte: Il Sole 24 ore
Duemilaecinquanta. Questa la data del “sorpasso”, l’anno in cui nelle scuole i bambini stranieri saranno altrettanti se non di più di quelli italiani. La stima è di Gian Carlo Blangiardo, docente di demografia e statistica all’Università Bicocca di Milano ( si vedano le tabelle e l’analisi qui a fianco). Per il Sole-24 Ore del lunedì ha incrociato le proiezioni Istat sull’evoluzione della popolazione con tre ipotesi di flussi annuali di arrivi in Italia da Paesi a forte pressione migratoria: 150mila, 250mila, 350mila. E ha calcolato che nel 2050 i ragazzi extracomunitari alle elementari potrebbero aumentare fino a un massimo di 119,8 ogni 100 italiani; alle medie fino a 105,2 ogni 100.
Anche a voler considerare l’ipotesi centrale (la seconda, anche se i flussi attuali sono più elevati), dunque, fra poco più di 40 anni tra i banchi si conteranno più Ramona o Tariq di Mario e Giovanna.
Ma in alcune città – perlopiù del Centronord –, nei quartieri a più forte immigrazione, non c’è bisogno di aspettare il 2050.

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Posted by: giubot | Dicembre 15, 2007

Più anziani che giovani nel 2050

Fonte: Il Sole 24 Ore

Due miliardi e mezzo. Questa era la consistenza numerica della popolazione mondiale nel 1950. Ma sarà anche la crescita demografica dei prossimi 40 anni, quando la Terra raggiungerà i 9,2 miliardi di abitanti nel 2050.
Un’impennata che ingrossa le fila soprattutto degli ultrasessantenni, consegnandoci un pianeta popolato di vecchi. Gli “over 60″ saliranno infatti fino a due miliardi (oltre il triplo rispetto al 2005), oltrepassando nel 2045 - per la prima volta nella Storia - il numero degli “under 15″.
Le previsioni del «World Population Prospects: The 2006 Revision», pubblicate di recente dalla “Divisione popolazione” del dipartimento per gli Affari economici e sociali del l’Onu, parlano chiaro in proposito: il pianeta cresce, ma incanutisce. Europa in testa, che già nel 1995 ha registrato il sorpasso degli “over 60″ sugli “under 15″. Le ragioni del fenomeno? Per lo più, la diminuzione della fertilità, cioel numero di figli per donna, e l’innalzamento dell’aspettativa di vita.

Boom dei Paesi in via di sviluppo
Il ritmo annuo della crescita viaggerà al livello di circa 30 milioni di persone fino al 2050. Saranno le zone meno sviluppate (Asia, Africa e America latina) ad assorbire la quota maggiore dell’impennata, passando da 5,4 miliardi di abitanti del 2007 a 7,9 miliardi nel 2050. Un miliardo in più per Africa e Asia (con l’India che scalzerà la Cina dal trono di Paese più popoloso del mondo) e 200 milioni per l’America latina.
Gli abitanti delle aree più sviluppate (Europa, Nord America, Australia e Giappone) rimarranno invece fermi alla quota attuale di 1,2 miliardi, con un lieve calo solo per l’Europa: 664 milioni di residenti nel 2050, quasi 100 milioni in meno di oggi.
Le proiezioni ruotano sul l’ipotesi che il tasso di fertilità passi dagli attuali 2,55 bambini per donna ai 2,02 del 2050. Se però dovesse rimanere di mezzo punto sopra al valore medio (attorno a 2,5), la popolazione mondiale balzerebbe a 10,8 miliardi nel 2005. Al contrario, se si riducesse fino a 1,5, l’incremento si fermerebbe a 7,8 miliardi.
Considerando anche l’aumento della speranza di vita (dai 67,2 anni odierni ai 75,4 del 2050, con il Nord America in pole position grazie ai suoi 83,3 anni e il record mondiale del Giappone a 87,1, mentre lo Swaziland avrà la più bassa speranza a 53,9), l’invecchiamento della popolazione è inevitabile. L’età media del pianeta passerà dai 28 anni attuali ai 38,1 anni del 2050.

La “vecchia” Europa
Europei i più anziani: già oggi il “vecchio” continente ha un’età (38,9 anni) superiore a quella mondiale del 2050 e arriverà a 47,3 (40 nel resto del mondo, tranne l’Africa, che si fermerà a dieci anni in meno). I più vecchi ora sono i giapponesi (42,9 anni), ma nel 2050 li supereranno di poco i cinesi di Macao, con i loro 55,5 anni.
L’Europa, tuttavia, è vecchia anche perché gli anziani hanno superato i giovani da oltre 10 anni, nel 1995. A metà di questo secolo gli “over 60″ saranno più del doppio degli “under 15″ (229 milioni contro 97) e saranno l’unica fetta di popolazione che cresce, fino a raggiungere il 35% del totale. In Nord America, invece, gli ultrasessantenni saranno più di bambini e ragazzi nel 2015. In Asia e America latina il sorpasso avverrà intorno al 2040. Solo l’Africa manterrà una popolazione relativamente giovane, con un numero di “over 60″ inferiore agli “under 15″ (207 milioni contro 559 nel 2050).
Anche se i più anziani vivono nelle regioni più sviluppate, il 64% degli ultrasessantenni abita oggi nelle zone meno sviluppate del pianeta e la sfiorerà l’80% nel 2050, quando quasi un quarto della popolazione di Asia, America latina, Nord America e Oceania supererà i sessant’anni. Ma c’è anche un invecchiamento… nell’invecchiamento: quello degli “over 80″, che balzeranno dagli attuali 88 milioni a 402, moltiplicandosi di sei volte in Africa, Asia e America latina.
Nel 2050 la popolazione di 46 Paesi (tutti di aree sviluppate: Italia, Germania, Giappone e molti Stati dell’ex Urss) risulterà abbassata rispetto al 2005. Il livello demografico, però, si manterrà più o meno costante grazie ai flussi migratori, che si calcola muoveranno, tra il 2040 e il 2050, 2,3 miliardi di persone dalle aree meno sviluppate a quelle più sviluppate. Solo dall’Asia si sposteranno 1,2 miliardi.
In termini di media annua, le maggiori destinazioni sono Usa (1,1 milioni), Canada (200mila), Germania (150mila), Italia (139mila) e Gran Bretagna (130mila). Le emigrazioni annue più consistenti provengono invece da Cina (329mila), Messico (306mila), India (241mila), Filippine (180mila) e Pakistan (167mila).

Posted by: giubot | Dicembre 15, 2007

Italia 2050: un paese di immigrati ed anziani

ISTAT: NEL 2050 ITALIA PAESE DI ANZIANI E DI IMMIGRATI
Una previsione della popolazione in Italia dal 2005 al 2050
ROMA (Migranti-press) - Un’Italia del futuro con meno abitanti (55,8 milioni contro i 58,6 del 2005) sicuramente più anziani (la vita media cresce da 77,4 a 83,6 anni per gli uomini, da 83,3 a 88,8 anni per le donne), con 150 mila immigrati in più all’anno ma con la voglia di fare più figli (da 1,3 per donna attuali a 1,6). Si tratta di uno scenario complesso, ricco di dati, fornito dall’istat con l’obiettivo di offrire un quadro aggiornato delle dinamiche demografiche future.

Popolazione: nei primi anni di simulazione, i residenti aumentano gradualmente da 58,6 milioni nel 2005 a circa 59,2 milioni nel 2014, a un tasso di incremento annuo dell’1,1 per mille. Dopo il 2014 ha avvio un lento e progressivo declino che porterà la popolazione fino a 58,3 milioni nel 2030, a un ritmo del meno uno per mille ogni anno. Nel lungo periodo, una composizione per età della popolazione molto invecchiata e l’esposizione ai livelli predetti delle componenti demografiche conducono la popolazione italiana a diminuire fino a 55,8 milioni nel 2050, ad un ritmo del 2,2 per mille l’anno.
Aspettativa di vita: nella simulazione l’Istat suppone un ulteriore miglioramento dei livelli di sopravvivenza rispetto a quanto già rilevato negli ultimi anni. In particolare, la vita media degli uomini cresce da 77,4 anni nel 2005 a 83,6 nel 2050; quella delle donne da 83,3 anni a 88,8. Si ipotizzano dunque importanti incrementi che, sebbene inferiori a quelli registrati nel più recente passato (rispettivamente +7,6 e + 7,7 il guadagnano intermini di vita media nel solo trentennio 1974- 2004 per uomini e donne), collocano l’Italia ai vertici della graduatoria nell’ambito dei Paesi della
U.E., le ragioni sono rintracciabili nella crescente adozione di stili di vita salutari e nelle terapie sempre più efficaci. Anche per la fecondità Istat ipotizza un aumento, sia pur contenuto, da 1,3 figli per donna nel 2005 a 1,6 figli nel 2050.
Immigrazione: si suppongono flussi migratori netti dell’ordine delle 150 mila unità aggiuntive annue per tutto il periodo di previsione. A questo livello si è giunti considerando che la mobilità con l’estero è stata caratterizzata da cambiamenti molto profondi.
Aumenta “forbice” nascite-decessi: osservando i risultati della simulazione dell’Istat, si rileva come già nei primi anni di previsione la forbice tra nati e morti subisca un’ulteriore dilatazione, con un saldo naturale che supera le meno 100.000 unità nel 2011. Dal 2013 il numero dei nati scende sotto la soglia delle 500 mila unità mentre quello dei morti prosegue la sua crescita ben oltre le 600 mila. Tra il 2020 ed il 2040 il numero di nati si stabilizza intorno alle 460-470 mila unità annue, mentre i
morti passano da circa 660 mila ad oltre 730 mila. Nel 2040 il saldo naturale supera la soglia negativa delle 265 mila unità e nel decennio successivo arriva a toccare quasi le 330 mila, alla fine del quale i nati si aggirano intorno alle 450 mila unità mentre i morti superano la soglia dei 770 mila.
Sempre più anziani. In conseguenza di questa dinamica naturale, e nonostante l’ipotesi di un apporto positivo della immigrazione, volta a coprire buchi generazionali sempre più importanti, la struttura per età italiana è destinata a modificarsi gradualmente in direzione di un ulteriore invecchiamento. Infatti, entro il 2030 la proporzione di giovani fino a 14 anni passa dal 14,2% al 12,2% mentre parallelamente aumenta sensibilmente, dal 19,5% al 27%, il peso delle classi di età, quello degli 85enni e più (i cosiddetti grandi vecchi), dal 2% al 4,7%.

In termini pratici, il rapporto tra anziani con più di 65 anni e popolazione complessiva passa da 1 ogni 5 del 2005 a 1 ogni 4 nel 2030. nello stesso periodo, per quel che riguarda gli over 85, lo stesso rapporto passa da 1 ogni 50 a 1 ogni 20. Tanti anziani ogni giovane: nel lungo periodo, l’impatto di una prolungata esposizione alle
condizioni demografiche previste darà luogo a una popolazione che nel 2050 sarà composta per il 33,6% di over 65enni e soltanto per il 12,7% da giovani fino a 14 anni di età, i quali recuperano peso in questa seconda fase anche grazie a una fecondità che si avvicina gradualmente a 1,6 figli per donna. In questo quadro l’indice di vecchiaia, che misura appunto il rapporto numerico tra anziani e giovani, cresce costantemente per tutto il periodo previsto, passando da 138 anziani per 100 giovani nel 2005, a 222 nel 2030, fino a raggiungere i 264 anziani per 100 giovani nel 2050. (Ansa).

Fonte: Migranti

Roma, 2 mag. (Apcom) - Altro che allarmismo. La previsione del Rapporto elaborato dall’Ipcc, il Gruppo di lavoro intergovernamentale sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, sbaglia per eccesso di cautela: a questo ritmo, i ghiacci del Mar Artico sono destinato a scomparire del tutto in estate non nel 2080, ma una trentina d’anni prima. Lo sostiene uno studio dello ‘Us National snow e ice Data Center’ di Boulder, in Colorado.

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(ANSA-REUTERS-AFP) - OSLO, 19 APR - La Norvegia, stabilendo l’obiettivo piu’ ambizioso del mondo in materia di lotta al riscaldamento globale, punta ad eliminare tutte le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050. Lo ha annunciato oggi il primo ministro Jens Stoltenberg, in una proposta al suo partito laburista. ”La Norvegia sara’ il primo paese al mondo a prendere un impegno cosi’ concreto”, ha detto Stoltenberg, invitando altre nazioni ricche a stabilire un obiettivo simile. La Norvegia si impegnera’ a ricorrere di piu’ a nuove forme di energia, come quella eolica o solare, anche attraverso investimenti nei Paesi poveri.

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Posted by: giubot | Aprile 15, 2007

150 milioni di profughi per minacce ambientali

(ANSA) -ROMA, 15 APR- L’emergenza clima sara’ al centro del Consiglio di Sicurezza Onu del 17 aprile: nel 2050 i profughi per minacce ambientali saranno 150 milioni. Si prevede infatti che intere popolazioni saranno messe in ginocchio da crisi idrica, desertificazione e alluvioni. Il vertice, voluto dall’Inghilterra e appoggiato dall’Italia, affrontera’ anche il capitolo Mediterraneo. In merito al vertice Onu il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha parlato di un’ emergenza di sicurezza planetaria. (Fonte)

Posted by: giubot | Aprile 11, 2007

Allarme ONU sul clima, siccità entro 2050

Presentato e approvato a Bruxelles il rapporto intergovernativo sul clima. Più di 1.500 pagine stilate da esperti che, sotto l’egida dell’Onu, hanno fatto previsioni(niente affatto buone) sul futuro. Entro il 2050 la Terra perderà gran parte dei ghiacciai, a partire da quelli delle Alpi. Dopo un breve periodo di allargamento di mari e laghi, l’acqua inizierà a scarseggiare e le temperature ad aumentare.

Le future generazioni non conosceranno più la neve. Non ci sarà più nemmeno la possibilità di sciare. Ma questo non è il peggio che attende chi attorno al 2050 abiterà il pianeta. La mancanza di ghiacciai, favorita dall’innalzamento delle temperature dovuto all’effetto serra, favorirà alla lunga la diminuzione delle quantità d’acqua. Una situazione che poterà a fenomeni di cambiamento radicale nelle abitudini delle persone. E nella conformazione dei paesaggi, in particolare quelli di montagna, destinati a un radicale cambiamento.
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Posted by: giubot | Aprile 11, 2007

Nel 2050 Italia quarta meta mondiale di immigrati

NEW YORK – L’Italia, con una popolazione «nativa» che non cresce più ma ha già incominciato a diminuire lentamente, nel non remoto anno 2050 è destinata a salire addirittura al quarto posto della classifica mondiale, fra le nazioni industrializzate che sono meta dei principali flussi migratori. La notizia inaspettata emerge dal rapporto dal Dipartimento affari economici e sociali delle Nazioni Unite che sarà pubblicato nei prossimi giorni al Palazzo di Vetro di New York e che il Corriere.it è in grado di anticipare nelle conclusioni principali. «In termini di medie annuali – si legge nella bozza dell’indagine condotta da una commissione di esperti demografici di 47 paesi – i maggiori destinatari di immigrati stranieri saranno gli Stati Uniti (1,1 milioni all’anno), il Canada (200.000), la Germania (150.000) e l’Italia (139.000)».

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